Garlasco, nuovo audio del padre di Sempio: “Lo scontrino lo hai fatto tu”

La recente apertura di un nuovo documento investigativo da parte del Nucleo Investigativo dei carabinieri di Milano sta scuotendo il caso di Garlasco, riaccendendo i riflettori su uno dei processi più discussi degli ultimi anni. Le nuove risultanze pongono in discussione l’alibi di Andrea Sempio e mettono in dubbio la condanna definitiva di Alberto Stasi, riaprendo così un capitolo importante nel complesso scenario giudiziario.
Uno degli aspetti più significativi riguarda lo scontrino del parcheggio di Vigevano, che aveva rappresentato uno dei pilastri della difesa di Sempio. Fino ad ora, si riteneva che l’assenza di Andrea dalla zona di Garlasco quella mattina fosse attestata da tale documento, il quale indicava un arrivo intorno alle 9. Tuttavia, analisi delle celle telefoniche e consulenze medico-legali hanno collocato Sempio in loco già dalle prime ore della mattina, con la morte di Chiara Poggi avvenuta tra le 10:30 e le 12. Questo rendeva inefficace l’alibi basato esclusivamente sullo scontrino.

La svolta decisiva arriva da un’intercettazione ambientale risalente al 22 ottobre scorso. In questa registrazione segreta, Giuseppe Sempio, padre di Andrea, dice alla moglie Daniela Ferrari: “Perché comunque lo scontrino lo hai fatto tu!” Questa frase, pronunciata in privato, mette in discussione il ruolo di Andrea come autore del pagamento del parcheggio, implicando invece la madre. La rivelazione ha il potenziale di compromettere l’intera versione difensiva dell’imputato.
Ma non è tutto: tra le nuove evidenze emerge anche un secondo monologo registrato all’interno dell’auto di Giuseppe Sempio. In questa occasione, l’uomo afferma: “Quando sono andato io il sangue c’era, Stasi ha evitato le macchie”. Questa dichiarazione, che suggerisce una conoscenza dettagliata della scena del crimine, contraddice la versione ufficiale e alimenta i sospetti di coinvolgimento diretto o comunque di una conoscenza più approfondita dei fatti da parte di Sempio.

Il rapporto, inoltre, include appunti manoscritti di Sempio risalenti al periodo 2019-2021, nei quali si evince una preoccupazione costante per l’andamento del procedimento giudiziario contro Stasi. Note come “Molta ansia — 2 archiviazioni”, “Stasi ha chiesto la riapertura” e “mamma in panico per la cosa di Stasi” dipingono un quadro di angoscia personale che gli inquirenti interpretano come un coinvolgimento emotivo profondo, più che semplice curiosità o interesse esterno.
Al centro dell’attenzione vi sono anche le prove che hanno portato alla condanna di Stasi nel 2015. Secondo i carabinieri, molte di queste risultano essere “incomprensibili” e “paradossali”, con elementi che non si riescono a ricostruire in modo coerente. In particolare, la descrizione della bicicletta sequestrata rappresenta un esempio emblematico: testimonianze ritenute attendibili descrivevano un modello diverso da quello ritrovato anni dopo, mentre lo scambio dei pedali, considerato poco logico, appare come un dettaglio poco credibile per un comportamento calcolato e freddo come quello attribuito all’imputato.
L’indagine si conclude con un’ipotesi importante: i carabinieri accusano Stasi, con la possibile complicità di altri soggetti, di aver nascosto consapevolmente la bicicletta, definendo questa teoria come proveniente da “personaggi fumettistici”. Un’espressione insolita che sottolinea la distanza tra le vecchie e le nuove indagini, e che testimonia l’approccio critico degli investigatori nei confronti delle prove finora considerate definitive.
Con queste nuove rivelazioni, il caso di Garlasco si riapre a nuovi scenari e pone importanti interrogativi sulla verità processuale e sui retroscena di una vicenda che da anni tiene col fiato sospeso l’Italia. Restano da attendere sviluppi e eventuali ulteriori verifiche che potrebbero cambiare il corso delle indagini e, forse, anche il destino di chi è stato condannato.