Tre cacciamine italiani e scudo di Gb e Francia, ecco la missione Ue per Hormuz

L’Europa tenta il salto di qualità strategico, ma il terreno di prova è uno dei più impervi al mondo: lo Stretto di Hormuz. La nuova missione navale europea in fase di definizione non è solo un’operazione di polizia marittima, ma un delicato esperimento di equilibrismo geopolitico. Il recente vertice di Parigi tra Macron, Meloni e Starmer ha tracciato la rotta: esserci per proteggere gli interessi economici del Continente, cercando una sintesi tra l’autonomia d’azione e l’imprescindibile legame con gli Stati Uniti.
Il “Modello Aspides” e il Nodo delle Alleanze
Il dibattito si concentra sulla trasformazione della missione Aspides. Nata per contrastare la minaccia Houthi nel Mar Rosso, la missione potrebbe essere ampliata e adattata al contesto del Golfo Persico. Questa scelta, caldeggiata da Roma, appare più pragmatica rispetto al recupero di vecchi assetti come Emasoh/Agenor, ma solleva interrogativi complessi:
-
Inclusione di partner extra-UE: L’obiettivo è coinvolgere potenze come Regno Unito, India, Giappone e Corea del Sud.
-
Leadership Multilaterale: Dimostrare che l’Europa può guidare una coalizione internazionale alternativa all’unilateralismo di Washington.
-
Sovranità e Comando: Allargare la base significa, inevitabilmente, ridiscutere la catena di comando e la cornice giuridica dell’operazione.
Il prossimo vertice di Londra sarà il banco di prova definitivo per capire se questa architettura diplomatica potrà reggere l’urto delle divergenze nazionali.
Il Piano Operativo: Francia e UK al Comando, l’Italia “Sminatore” del Mondo
Se la leadership politica e la difesa missilistica saranno verosimilmente a trazione anglo-francese, l’Italia si prepara a giocare una carta decisiva e tecnicamente insostituibile: la guerra di mine.
Mentre Francia e Regno Unito schiereranno fregate e cacciatorpediniere per la protezione di superficie, Roma è pronta a inviare una fregata FREMM, una nave logistica e, soprattutto, un contingente di cacciamine di ultima generazione.
“L’Italia è considerata, insieme a Giappone e Corea del Sud, l’eccellenza mondiale nello sminamento subacqueo.”
Le unità italiane, dotate di droni subacquei e specialisti altamente qualificati, avranno il compito di garantire la percorribilità delle rotte. È un valore aggiunto fondamentale: senza la bonifica dei fondali, la sicurezza delle petroliere rimane un miraggio.
Le Fragilità di un’Europa a Due Velocità
Il progetto mette però a nudo le croniche debolezze della difesa comune. Se l’Italia eccelle nei cacciamine, la Germania dispone di mezzi non adatti a contesti oceanici, mentre altri partner come Belgio e Olanda hanno ridotto drasticamente le proprie capacità navali.
Questa asimmetria operativa rende l’ombra degli Stati Uniti ancora ingombrante. La domanda che aleggia nelle cancellerie europee è una sola: cosa succederebbe se gli USA decidessero di disimpegnarsi dall’area?
Verso l’Articolo 42.7: Oltre l’Esercitazione
Non è un caso che l’Unione Europea stia pianificando simulazioni basate sull’attivazione dell’Articolo 42.7 (il trattato di mutua difesa). Non si tratta di una semplice formalità burocratica, ma del segnale che lo scenario è mutato radicalmente. Hormuz rappresenta il confine tra la vecchia Europa che delega la propria protezione e una nuova realtà che, pur tra mille contraddizioni, prova a costruire la propria sicurezza marittima.