Minetti, il caso si aggrava: ospedali smentiscono, interviene l’Interpol e la Procura parla di “fatti gravissimi”

Quello che doveva essere l’atto finale di una lunga vicenda giudiziaria si sta trasformando in un terremoto istituzionale. Il caso della grazia concessa a Nicole Minetti entra in una fase convulsa: non si tratta più solo di polemiche politiche, ma di dubbi concreti sulla veridicità della documentazione che ha portato alla firma del decreto di clemenza da parte del Capo dello Stato.

Il giallo dei consulti medici: arrivano le smentite

Il cuore del sospetto risiede nel percorso clinico presentato nell’istanza di grazia. Secondo i documenti prodotti dalla difesa, il figlio della Minetti sarebbe stato sottoposto a consulti specialistici presso il San Raffaele di Milano e l’Azienda Ospedale Università di Padova. Gli esperti di queste strutture avrebbero sconsigliato l’intervento in Italia, rendendo necessario il delicato trasferimento a Boston.

Tuttavia, il quadro sta crollando sotto il peso delle verifiche: dalle prime indagini è emerso che il minore non risulta mai essere stato preso in carico ufficialmente dai due ospedali. Ancora più perentorio il professor Luca Denaro, direttore della Neurochirurgia Pediatrica di Padova: “Mai avuto contatti con Nicole Minetti, né visitato il bambino”.

La Procura Generale attiva l’Interpol

La Procura Generale di Milano ha rotto il silenzio definendo quanto emerso come “fatti gravissimi”. I magistrati hanno attivato d’urgenza i canali dell’Interpol per estendere le indagini all’estero. L’obiettivo è ricostruire l’intera catena documentale, con un focus particolare sull’Uruguay, paese dove si è svolta parte della vicenda familiare della ex consigliera regionale e dove risiede il compagno Giuseppe Cipriani.

Gli investigatori intendono acquisire gli atti originali del tribunale uruguaiano per verificare se esistano discrepanze tra la realtà dei fatti e quanto riportato nel parere trasmesso al Ministero della Giustizia.

Il Quirinale chiede risposte: Nordio sotto esame

Il clima di incertezza ha raggiunto il Quirinale. La Presidenza della Repubblica ha chiesto formalmente al Ministero della Giustizia di acquisire con urgenza ogni elemento utile a chiarire la fondatezza delle notizie apparse sulla stampa.

Sebbene la grazia sia un atto proprio del Capo dello Stato, l’intera fase istruttoria ricade sotto la responsabilità del Guardasigilli. La posizione del ministro Carlo Nordio, già bersaglio delle opposizioni, si fa ora ancora più delicata: se venisse accertato che il parere favorevole si è basato su presupposti inesatti o falsi, il ministero si troverebbe al centro di un clamoroso infortunio istituzionale.

Verso la revoca del parere?

Per la prima volta si affaccia un’ipotesi senza precedenti: la revisione del parere favorevole alla grazia. Sebbene il provvedimento sia formalmente valido, la scoperta di eventuali elementi fraudolenti nell’istruttoria potrebbe invalidare l’intero iter.

La vicenda, che sembrava chiusa, resta dunque apertissima. Quello che è certo è che il caso Minetti non è più solo una questione di opportunità politica, ma un delicato giallo internazionale che rischia di riscrivere le regole dei rapporti tra magistratura, governo e Presidenza della Repubblica.