Meloni risponde a Solovyev: convocato ambasciatore russo

ROMA – Giorgia Meloni sceglie di non scendere nell’arena del fango. Dopo ore di tensione diplomatica seguite agli insulti shock del conduttore russo Vladimir Solovyov, la risposta della Presidente del Consiglio arriva alta, quasi allo scoccare delle 22, direttamente dal volo di Stato che la riporta a Roma dal Salone del Mobile di Milano.
Nessun comunicato stampa gelido, nessuna controreplica volgare: la Premier si affida a un selfie sorridente e a poche righe cariche di significato, trasformando un attacco personale in una rivendicazione di sovranità politica.
La strategia del sorriso: tra Palazzo Chigi e la Farnesina
La decisione sul “come” rispondere è stata frutto di una riflessione ponderata durante il viaggio di rientro. Meloni ha analizzato il caso con il proprio staff e si è coordinata con il Ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che nel frattempo aveva già attivato i canali diplomatici convocando l’ambasciatore russo Paramonov.
Alla fine, la scelta è caduta sulla serenità ostentata. Un modo per sminuire la caratura dell’interlocutore russo, definendolo per quello che è agli occhi dell’Occidente: una “caricatura”.
Il post: «Non abbiamo padroni»
Il messaggio affidato ai social è chirurgico. Meloni apre con un proverbio che è tutto un programma: “Male non fare, paura non avere”. Poi, l’affondo diretto contro Solovyov e il sistema che rappresenta:
“Per sua natura un solerte propagandista di regime non può impartire lezioni né di coerenza né di libertà. Ma non saranno certo queste caricature a farci cambiare strada.”
Ma è la chiusura del post a contenere il messaggio politico più pesante, quello che travalica i confini nazionali: “Noi, diversamente da altri, non abbiamo fili, non abbiamo padroni e non prendiamo ordini”.
Una frecciata a doppio senso
Il riferimento ai “fili” e ai “padroni” non è solo una risposta a Mosca, ma suona come una stoccata implicita a quella parte di politica — italiana ed europea — che negli anni ha mantenuto posizioni ambigue o di eccessiva vicinanza al Cremlino.