Caldo killer sull’Italia, previsioni drammatiche arrivate adesso. Quando e dove colpisce di più

Negli ultimi mesi, il riscaldamento intenso delle acque del Pacifico tropicale ha segnato un’accelerazione senza precedenti, portando la comunità scientifica a temere il ritorno di El Niño, il fenomeno climatico periodico noto per i suoi effetti profondi e complessi sul clima globale. Secondo le ultime proiezioni del Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, entro la fine del 2024 le temperature superficiali del Pacifico equatoriale centrale potrebbero raggiungere valori fino a tre gradi sopra la media stagionale. Un’eccezionale anomalia che potrebbe evolvere in un “Super El Niño” nel corso del 2026, evento che si preannuncia tra i più intensi degli ultimi due secoli.
Un riscaldamento rapido e diffuso
Le anomalie termiche sotto la superficie marina dell’oceano Pacifico hanno raggiunto picchi fino a sette gradi sopra la media in alcune aree, una condizione che preoccupa gli esperti per la rapidità con cui si stanno verificando tali variazioni. A contribuire a questa accelerazione sarebbe stato anche un raro sistema formato da tre cicloni nelle ultime settimane, i quali avrebbero spinto grandi masse di acqua calda verso le profondità oceaniche, alimentando ulteriormente il fenomeno di riscaldamento globale locale.
Il ritorno di El Niño e le sue potenziali intensità
Gli scienziati considerano questa evoluzione come uno dei segnali più chiari del ritorno di El Niño, un fenomeno climatico che si verifica periodicamente e che ha il potere di alterare i modelli atmosferici su scala mondiale. Paul Roundy, professore di scienze atmosferiche alla State University of New York di Albany, ha affermato che “la probabilità di assistere al più grande El Niño dagli anni Settanta dell’Ottocento sta aumentando”. Gli effetti di un evento così potente si manifestano spesso in ondate di calore estese, siccità prolungate, piogge torrenziali, alluvioni e cicloni di grande intensità.
Gli effetti attesi nel mondo
Le agenzie climatiche internazionali monitorano attentamente questa fase di riscaldamento oceanico. La NOAA ha annunciato che il fenomeno potrebbe svilupparsi completamente entro luglio 2024. Tra le conseguenze previste ci sono una diminuzione degli uragani nell’Atlantico, ma un aumento del rischio di tifoni e cicloni nel Pacifico. L’Asia meridionale, in particolare India, potrebbe sperimentare una riduzione delle piogge monsoniche, mentre paesi come Australia, Indonesia, Brasile settentrionale e alcune zone dell’Africa centrale potrebbero affrontare periodi di siccità più intensi.

Al contrario, alcune aree del pianeta potrebbero essere soggette a fenomeni opposti, come piogge abbondanti e alluvioni, interessando regioni quali Perù, Ecuador, Africa orientale e gli Stati Uniti meridionali. Anche l’Europa potrebbe risentire di questo ritorno di El Niño, con ondate di calore più frequenti e persistenti, con effetti potenzialmente significativi anche sull’Italia.
Un rischio per le temperature globali
Uno degli aspetti più preoccupanti riguarda l’impatto di El Niño sulle temperature mondiali. Durante gli episodi più intensi, il fenomeno tende a trasferire enormi quantità di calore dall’oceano all’atmosfera, contribuendo ad un aumento della temperatura media globale. Secondo il climatologo Zeke Hausfather, il 2026 potrebbe già essere il secondo anno più caldo mai registrato, con il 2027 che avrebbe una probabilità del 73% di stabilire un nuovo record assoluto di temperatura globale.

L’interazione tra El Niño e il riscaldamento globale causato dalle emissioni umane potrebbe creare uno scenario climatico estremamente delicato nei prossimi anni, con conseguenze potenzialmente devastanti.
Implicazioni economiche e sociali
Gli effetti di un Super El Niño andrebbero ben oltre il clima, influenzando agricoltura, disponibilità di risorse idriche e stabilità economica di molte nazioni. La climatologa Katharine Hayhoe ha sottolineato come i modelli di El Niño siano spesso correlati a carenze alimentari, problemi idrici e persino conflitti civili nei Paesi più vulnerabili. Per questo, governi, istituzioni scientifiche e organismi internazionali stanno intensificando i loro monitoraggi e preparandosi ad affrontare le possibili crisi.