Attentato a Trump, arrivano le parole di Giorgia Meloni: cosa ha detto

L’eco degli spari al Washington Hilton ha raggiunto immediatamente le cancellerie europee, innescando una catena di reazioni che non ha conosciuto distinzioni di schieramento. In Italia, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni è stata tra le prime a far sentire la propria voce, inviando un messaggio di «piena solidarietà» a Donald Trump, alla First Lady Melania e al vicepresidente JD Vance.
«Nessun odio politico può trovare spazio nelle nostre democrazie», ha dichiarato la Premier, lanciando un monito contro il fanatismo che rischia di «avvelenare i luoghi del libero dibattito e dell’informazione».
Sulla stessa linea il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha rivolto un pensiero particolare all’agente del Secret Service rimasto ferito, lodando l’intervento tempestivo delle forze di sicurezza. Secondo Tajani, l’episodio impone a tutti il dovere di «rasserenare il clima», unico scudo possibile contro l’azione dei fanatici. Anche Matteo Salvini ha evidenziato la pericolosità del momento storico, definendo l’attacco un «segnale inquietante» di un odio che sta crescendo a livello globale.
La risposta dell’Europa: un coro unanime
Oltre i confini nazionali, il verdetto delle istituzioni europee è stato altrettanto netto. Da Parigi, Emmanuel Macron ha ribadito che la violenza non ha cittadinanza in una società libera, mentre il premier spagnolo Pedro Sánchez e il britannico Keir Starmer hanno descritto l’evento come un vero e proprio «attacco alle istituzioni democratiche e alla libertà di stampa».
Particolarmente incisiva la sintesi del Cancelliere tedesco Friedrich Merz, che ha richiamato il cuore del vivere civile:
«Decidiamo a maggioranza, non con le armi».
Una posizione blindata anche da Bruxelles, dove Ursula von der Leyen ha confermato il sostegno dell’Unione Europea alla stabilità delle istituzioni americane.
Difendere il dialogo
L’episodio di Washington, nato all’interno di un evento dedicato al giornalismo, ha ricordato al mondo quanto siano fragili i presidi del confronto civile. Tuttavia, la risposta compatta dei leader mondiali ha trasformato una notte di terrore in un’occasione per riaffermare un principio non negoziabile: la politica deve restare il luogo del dialogo, della dialettica e del voto.
Mentre le indagini su Cole Tomas Allen proseguono negli Stati Uniti, la diplomazia internazionale ha già emesso la sua sentenza: la violenza non può, e non deve, diventare uno strumento di lotta politica.