“Una…”. Giorgia Meloni insultata, dalla Russia arriva un nuovo attacco: tensione altissima

ROMA – Non è bastata una convocazione ufficiale al Ministero degli Affari Esteri per gettare acqua sul fuoco. Anzi, l’incontro con l’Ambasciatore russo in Italia, Alexey Paramonov, sembra aver cristallizzato una distanza che appare sempre più incolmabile. Al centro del contendere, gli attacchi pesanti rivolti alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni da parte di Vladimir Solovyov, volto noto della televisione russa.

La difesa di Mosca: «Solo opinioni personali»

Paramonov non ha usato giri di parole, definendo la reazione italiana come una vera e propria «cantonata». Secondo il diplomatico, il Governo italiano avrebbe commesso un errore di valutazione strategico, scambiando le esternazioni di un giornalista per una posizione ufficiale del Cremlino.

«La Premier italiana è un leader legittimo, sostenuto dal consenso democratico», ha ribadito l’Ambasciatore, assicurando che da parte delle autorità moscovite non è mai partito alcun attacco diretto alla presidenza del Consiglio.

Il contrattacco diplomatico

Il diplomatico russo ha poi spostato l’asse del discorso sulla reciprocità. Paramonov ha contestato duramente l’uso degli strumenti diplomatici per quello che definisce un “caso individuale”, ricordando come molti esponenti politici italiani abbiano usato, in passato, toni altrettanto duri contro la leadership russa senza che Mosca sollevasse incidenti formali. Una mossa, questa, che punta a dipingere l’Italia come un interlocutore che utilizza “due pesi e due misure”.

L’ombra del “Deep State” e della questione Ucraina

Ma è l’analisi del contesto a destare più preoccupazione. Secondo Paramonov, l’amplificazione mediatica e politica del caso Solovyov non sarebbe casuale, ma frutto di un piano orchestrato da forze antirusse vicine all’Ucraina. L’obiettivo? Alimentare le divisioni e sabotare ogni possibile tentativo di normalizzazione dei rapporti tra i due Paesi, colpendo anche quei canali di cooperazione economica e culturale che già appaiono profondamente indeboliti dal conflitto in corso.

Un equilibrio sempre più fragile

La vicenda si chiude (almeno per ora) con un nulla di fatto che conferma la fragilità degli equilibri internazionali. Mentre la diplomazia italiana rivendica il rispetto dovuto alle proprie istituzioni, quella russa rivendica una distinzione netta tra propaganda mediatica e politica estera.

In questo scenario, ogni parola captata o pronunciata diventa un simbolo, e la distanza tra Roma e Mosca sembra farsi ogni giorno più marcata, trasformando anche un episodio televisivo in un potenziale punto di non ritorno.