Strage di Erba, confessione shock di Olindo Romano: “Ecco la verità”

Quasi vent’anni non sono bastati a spegnere i riflettori sulla palazzina di via Diaz. La strage di Erba resta una ferita aperta nella coscienza collettiva italiana, un abisso di violenza che l’11 dicembre 2006 vide morire Raffaella Castagna, il piccolo Youssef di soli due anni, Paola Galli e Valeria Cherubini. Oggi, a scuotere nuovamente l’opinione pubblica è la voce di Olindo Romano, che dal carcere di Opera continua a professarsi vittima di un errore giudiziario, nonostante tre gradi di giudizio e un ergastolo definitivo.
L’accusa: «Confessioni estorte con l’inganno»
Nel colloquio con Bruno Vespa, Romano, oggi 64enne, ha ripercorso i momenti chiave che portarono al suo arresto e a quello della moglie, Rosa Bazzi. Il punto centrale della sua difesa mediatica rimane la ritrattazione delle ammissioni fatte all’epoca:
«La confessione ci fu estorta. I carabinieri mi avevano prospettato solo 4 o 5 anni di carcere. Secondo l’avvocato di allora, era l’unico modo per tirarci fuori dal guado».
Olindo tenta di smontare anche la narrazione della “regia” criminale di coppia, definendo le frasi scioccanti della moglie (che all’epoca disse di sentirsi “sollevata” dopo aver colpito la vicina) come un copione scritto da altri. «Le frasi di Rosa erano una cosa combinata», ha incalzato l’uomo, accusando persino il materiale video raccolto dal criminologo Massimo Picozzi di essere stato manipolato e tagliato.
Il muro contro Mario Frigerio
Il momento di massima tensione dell’intervista ha riguardato il ricordo di Mario Frigerio, l’unico sopravvissuto al massacro e testimone oculare che, prima di morire nel 2014, riconobbe in Olindo il suo aggressore. Alla domanda di Vespa sulla possibilità di chiedere perdono, la risposta di Romano è stata di una freddezza che ha lasciato il segno:
«Di che cosa dovevamo scusarci? Se dovevamo scusarci per le liti che succedevano, quello lo avevamo già fatto. Ma per quello che è successo dopo, se non siamo stati noi, che scuse gli facciamo?».
Ombre e speranze di revisione
Mentre Olindo ribadisce la sua verità, la difesa della coppia continua a lavorare per ottenere la revisione del processo. Gli avvocati puntano su presunte nuove prove e su un’analisi diversa dei reperti scientifici e delle testimonianze, sperando di riaprire un caso che per la magistratura è chiuso da tempo.