“Stasi scagionato”. Garlasco, la notizia poco fa: cosa succede

Il caso Garlasco torna improvvisamente sotto i riflettori, scosso da clamorosi sviluppi che potrebbero cambiare radicalmente la ricostruzione giudiziaria dell’omicidio di Chiara Poggi. Nell’informativa finale dei carabinieri del Nucleo investigativo di Milano emergono pesanti critiche alle indagini che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi, già assolto in primo grado e poi condannato nel 2015.

Secondo quanto si legge nel documento, gli investigatori milanesi sostengono che elementi fondamentali per mettere in discussione la responsabilità di Stasi sarebbero stati evidenziati già anni fa, ma sarebbero stati ignorati o ostacolati dalla Procura di Pavia, allora guidata dal procuratore Mario Venditti. La relazione, firmata dal colonnello Antonio Coppola, non si limita a criticare le vecchie indagini, ma analizza in modo dettagliato le motivazioni che ora portano a sospettare di un possibile errore giudiziario.

Le criticità nelle vecchie indagini

Il rapporto evidenzia una “totale assenza di visione investigativa” nelle inchieste condotte tra il 2016 e il 2017, che avevano portato all’archiviazione dei sospetti su Andrea Sempio, un altro uomo coinvolto nel caso. Inoltre, vengono sottolineati “contatti assolutamente anomali, irrituali e illogici” tra Sempio e il maresciallo Sapone, figura molto vicina alla Procura dell’epoca, alimentando dubbi sulla trasparenza e correttezza delle indagini passate.

Gli investigatori denunciano anche come, nel 2020, durante approfondimenti successivi legati ai presunti pedinamenti legati alla difesa di Stasi, siano stati richiesti i fascicoli della prima inchiesta senza ricevere mai risposta. La Procura, secondo il rapporto, avrebbe inoltre decontestualizzato alcuni elementi chiave per impedire nuove indagini e approfondimenti.

La demolizione delle prove che avevano condannato Stasi

Uno degli aspetti più pesanti riguarda la revisione delle prove che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Gli investigatori contestano pesantemente le consulenze tecniche che avevano sostenuto la ricostruzione giudiziaria, definendole “imprecisioni, inesattezze e falsità”. In particolare, viene smontata la teoria che coinvolgeva la bicicletta e lo scambio dei pedali, ritenuta poco credibile e descritta come “fumettistica” dai carabinieri.

Anche la supposizione che Stasi non avrebbe potuto evitare di sporcarsi di sangue sulla scena del crimine viene messa in discussione, con la comparazione di casi analoghi che dimostrerebbero come tale eventualità sia effettivamente possibile.

Nuove chiavi di lettura: il ruolo delle chat e il presunto movente

Un elemento che potrebbe avere un impatto decisivo sulla ricostruzione del caso riguarda le chat tra Chiara Poggi e Alberto Stasi. In passato, la Procura aveva ipotizzato che il delitto fosse stato scatenato da tensioni causate dalla passione di Stasi per i video porno e dalle conseguenti crisi di coppia. Tuttavia, il nuovo rapporto ribalta questa teoria.

Secondo gli investigatori, le chat e i messaggi tra i due ragazzi mostrerebbero un rapporto di “tenerezza, timidezza e confidenza”, senza tracce di conflitto o disapprovazione riguardo agli aspetti più intimi o sessuali. Chiara, inoltre, sarebbe stata pienamente consapevole delle abitudini del fidanzato, senza mai manifestare disagio.

Un caso ancora aperto e tutto da chiarire

Le conclusioni del nuovo rapporto rappresentano un nuovo capitolo nel caso Garlasco, che potrebbe portare a un ripensamento totale delle responsabilità e a possibili sviluppi giudiziari futuri. La possibilità di un errore giudiziario, con elementi di prova decontestualizzati e consulenze tecniche contestate, apre scenari ancora tutti da esplorare.

Resta da capire quale sarà l’eventuale impatto di queste nuove rivelazioni sul processo, e se si aprirà la strada a una revisione del caso o a ulteriori indagini che possano fare chiarezza definitiva su uno dei delitti più discussi degli ultimi anni in Italia.