Sicurezza e rimpatri, Meloni parla dopo lo scontro con Mattarella ed è ancora tensione

Il Decreto Sicurezza non si ferma, cambia solo “veicolo”. Dopo le tensioni delle ultime ore e i rilievi tecnici giunti dal Quirinale e dai vertici dell’avvocatura, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni interviene per blindare politicamente la misura, respingendo le accuse di caos legislativo. La linea è chiara: la sostanza resta, la forma si adegua per evitare lo scontro frontale con il Colle.

Il “percorso alternativo” per evitare il naufragio

«Non considero un pasticcio quello che è accaduto», ha spiegato con nettezza la Premier, precisando che il Governo ha accolto i rilievi tecnici del Quirinale e degli ambienti legali. Il problema, tuttavia, è stato di natura cronometrica: con la scadenza del decreto ormai imminente, non vi erano i margini temporali per modificare il testo originale senza rischiare la decadenza dell’intero provvedimento.

La soluzione? Un procedimento ad hoc. Meloni ha annunciato che la norma contestata — quella che prevede un compenso agli avvocati per i rimpatri volontari — verrà stralciata dal decreto attuale per essere inserita in un nuovo provvedimento. «La norma rimane — ha ribadito — perché è una norma di assoluto buonsenso».

La sfida alle opposizioni: «Perché il ricorso sì e il rimpatrio no?»

Entrando nel merito della polemica sul gratuito patrocinio, la Presidente del Consiglio ha marcato una distanza netta dalle critiche della sinistra. Meloni si dice “stupita” dalle barricate sollevate dalle opposizioni e pone un quesito di coerenza logica e giuridica:

«Non mi è chiara la ragione per la quale lo Stato riconosce il gratuito patrocinio all’avvocato che assiste il migrante nel ricorso contro l’espulsione, ma non dovrebbe riconoscere il lavoro del professionista che lo assiste quando sceglie volontariamente di essere rimpatriato».

Secondo la Premier, se lo Stato sostiene economicamente il contenzioso legale, a maggior ragione deve sostenere il percorso che porta a una soluzione consensuale e non conflittuale.

L’asse con l’Europa e la strategia migratoria

Per rafforzare la posizione del Governo, Giorgia Meloni ha richiamato il quadro normativo dell’Unione Europea, sottolineando come i rimpatri volontari assistiti siano un pilastro della strategia comunitaria.

  • Intensificazione: L’Europa chiede agli Stati membri di potenziare questo strumento.

  • Rafforzamento: Il Governo è al lavoro per rendere la misura ancora più efficace.

  • Consenso: «Almeno su questo mi pareva che fossimo d’accordo», ha chiosato la Premier, lanciando una stoccata alle opposizioni.

Una strategia a doppio binario

Il messaggio politico che esce da Palazzo Chigi è quello di una fermezza pragmatica. Il Governo sceglie di non forzare la mano con il Presidente della Repubblica, accettando la correzione procedurale, ma non rinuncia alla “bandiera” politica del decreto. La partita si sposta ora sul nuovo provvedimento, dove il confronto tra la visione della maggioranza e i principi costituzionali sollevati dal Colle dovrà trovare una sintesi definitiva. Nel frattempo, lo scontro politico resta ai massimi livelli.