Nuovo Ct nazionale, Malagò ha scelto lui. Nasce la nuova Italia

In momenti delicati come questi, il calcio italiano va oltre il semplice sport: diventa scena di potere, di trattative sotterranee, di promesse e di strategie che potrebbero rivoluzionare il suo assetto. Mentre i tifosi si concentrano sulla squadra del cuore, nei palazzi si sta preparando un cambio di rotta che potrebbe riscrivere le regole del gioco, non nel modo che molti si aspettano, ma in modo più profondo e strutturale.
Un bivio tra paura e speranza
Le ultime settimane hanno evidenziato una crisi di credibilità senza precedenti. Da un lato, c’è la paura di ripetere gli errori del passato, dall’altro la voglia di una scossa, di un intervento deciso che possa dare nuova linfa al movimento. Al centro di questa crisi c’è l’orizzonte delle elezioni federali del 22 giugno, chiamate a rinnovare gli organi di governo dopo le dimissioni di Gabriele Gravina. Un evento che, fino a poco tempo fa, sembrava solo un’ipotesi di corridoio, ma che oggi si sta trasformando in una vera e propria partita politica.
Giovanni Malagò: il nome che divide e unisce
Il nome più caldo sulla scena è quello di Giovanni Malagò, presidente del CONI, figura con un profilo internazionale e un’esperienza consolidata nell’organizzazione di eventi di grande livello, come i Giochi di Milano-Cortina. La sua candidatura sta guadagnando consensi tra molte componenti del calcio professionistico, che vedono in lui un possibile punto di svolta per uscire dalla crisi di credibilità e rimettere in carreggiata la governance federale.
Malagò potrebbe contare su una base di voti consistente: il supporto congiunto di AIC (calciatori) e AIAC (allenatori), pari a circa il 30%, più un forte appoggio da parte della Serie A, quasi tutto il massimo campionato tricolore, tranne poche eccezioni come la Lazio di Claudio Lotito. In Lega, il fronte è quasi compatto: 19 club su 20 pronti a schierarsi, con l’eccezione di Lotito, che si pone in isolamento, simbolo di un desiderio di cambiamento e di maggior peso politico.
Tuttavia, la partita non è ancora chiusa. La componente dei Dilettanti, che rappresenta circa il 34% dei voti, può essere decisiva, soprattutto se si muovono le Leghe di Serie B e Serie C. Le loro scelte finali potrebbero ribaltare gli equilibri, rendendo questa elezione un vero e proprio campo di battaglia tra visioni diverse.
Il progetto Malagò: riforme e rinnovamento
Se Malagò dovesse conquistare il consenso, il suo piano si concentrerebbe su una serie di riforme essenziali per il rilancio del calcio italiano. Tra i punti chiave ci sarebbe la valorizzazione dei vivai, con norme più stringenti per incentivare l’impiego dei giovani italiani nei campionati professionistici. Un’altra proposta riguarda le seconde squadre, viste come un ponte tra la Primavera e il calcio dei grandi, e un’accelerazione sul fronte infrastrutture: stadi, centri sportivi, semplificazione delle procedure burocratiche per attrarre investimenti privati.
Uno dei temi più dibattuti riguarda la possibile riduzione del numero di squadre nei campionati, a partire dalla Serie A, con l’obiettivo di elevare il livello qualitativo e alleggerire i calendari sempre più affollati. Ma le riforme, per essere efficaci, devono essere accompagnate da figure di spicco in ruoli chiave. Tra queste, la gestione del Club Italia e delle Nazionali potrebbe passare a Paolo Maldini, simbolo di un calcio moderno, di credibilità e carisma, un vero e proprio cambio di immagine rispetto al passato. In alternativa, si sarebbe valutato anche il nome di Demetrio Albertini, più istituzionale ma meno carismatico.

Un calcio femminile sempre più protagonista
Un altro aspetto su cui si sta lavorando riguarda l’inclusione e il rafforzamento della presenza femminile ai vertici della FIGC, seguendo l’esempio del CONI con Silvia Salis. Si tratta di un messaggio politico forte, ma anche di un passo concreto verso un calcio più inclusivo e in linea con la crescita esponenziale del settore femminile.

Il nodo della nazionale e le sfide tecniche
Il problema più sentito dai tifosi e dagli addetti ai lavori riguarda la nazionale maggiore. La mancata qualificazione ai Mondiali, sotto la gestione di Gennaro Gattuso, ha aperto ferite profonde. La scelta del nuovo commissario tecnico diventa un tema cruciale, con un tetto salariale tra i 2 e i 3 milioni di euro annui, che restringe le possibilità di nomi di altissimo livello. Tra i candidati più papabili ci sono Massimiliano Allegri, Antonio Conte e Stefano Pioli, con quest’ultimo indicato come una soluzione più equilibrata e realizzabile.
Infine, resta ancora da definire il ruolo di Gigi Buffon, che ha lasciato la figura di capo delegazione della Nazionale. La sua successione rappresenta un altro tassello importante in un puzzle che mira a rinnovare l’intero sistema calcio italiano, con uno sguardo rivolto al futuro e alle sfide che attendono il movimento.