“Ma non ti vergogni?”. Bufera contro Meloni dal pezzo grosso del Pd. Cosa succede

Il messaggio della Premier sui social accende la miccia. Il PD attacca: “Dimenticati i feriti dell’ANPI”. La Russa: “Antifascismo usato come arma contro il governo”.

La scintilla: il post di Giorgia Meloni

Quello che doveva essere il giorno dell’unità nazionale si è trasformato, ancora una volta, in un ring politico. A innescare lo scontro più aspro è stato un intervento social di Giorgia Meloni. La Premier ha stilato un elenco di episodi critici avvenuti durante i cortei, condannando fermamente:

  • Le aggressioni a chi esponeva bandiere ucraine.

  • Gli insulti alla Brigata Ebraica a Milano.

  • Le contestazioni ai sindaci e gli atti vandalici contro le targhe delle Foibe.

“Se questi sono quelli che dicono di difendere libertà e democrazia, abbiamo un problema”, ha chiosato Meloni. Una presa di posizione netta che, tuttavia, ha scatenato un polverone per un’assenza giudicata “dolosa” dalle opposizioni.

L’ira della sinistra: “Ma non ti vergogni?”

Il centrosinistra è insorto compatto, contestando alla Premier di aver ignorato l’episodio più grave della giornata: gli spari che hanno ferito due attivisti dell’ANPI a margine del corteo di Roma.

Matteo Orfini (PD) è stato il più duro: “Ma davvero fai questo elenco dimenticandoti dei due col fazzoletto dell’Anpi feriti dagli spari? Ma non ti vergogni?”. Sulla stessa linea Nicola Fratoianni, che ha bollato le parole della Premier come “strumentali e fuori misura”, accusandola di essere priva di sintonia con i valori della Resistenza.

La difesa del Governo e il “caso” La Russa

Mentre la piazza ribolliva, dai vertici di Fratelli d’Italia è arrivata una risposta di chiusura. Arianna Meloni, capo della segreteria politica del partito, ha blindato l’operato dell’esecutivo: “Andremo avanti fino all’ultimo giorno di legislatura, senza misure acchiappavoti”, ha dichiarato, accusando le opposizioni di arroccamento ideologico.

A completare il quadro è intervenuto il Presidente del Senato, Ignazio La Russa. La seconda carica dello Stato ha sollevato un tema spinoso, sostenendo che oggi l’antifascismo verrebbe usato come uno “strumento contro il governo di centrodestra”. Pur ribadendo la sacralità della Costituzione, La Russa ha sottolineato come la difesa di libertà e democrazia debba essere un impegno totale, da onorare “anche con la vita”.

Un bilancio amaro

Tra contestazioni, scontri verbali e una polarizzazione che sembra ormai insanabile, il 25 aprile 2026 lascia in eredità un clima di profonda incertezza. Se le piazze hanno mostrato crepe evidenti nella tenuta dell’ordine pubblico, il dibattito istituzionale non è stato da meno, confermando che la memoria storica italiana resta un campo di battaglia politico più che un terreno di riconciliazione.