Luciana Littizzetto racconta la querela dell’Esercito

TORINO – Luciana Littizzetto non ha mai amato le mezze misure, né nella comicità né nella vita privata. In un’intervista fiume rilasciata al Corriere della Sera, l’attrice e colonna di Che tempo che fa ha messo a nudo le due facce della sua esistenza attuale: quella di una madre che vede i propri figli adulti compiere un gesto d’amore definitivo e quella della satiro-graffiante che non teme il confronto con le istituzioni, nemmeno con le divise.

La scelta di Vanessa e Jordan: «Vogliono il mio cognome»

Il capitolo più commovente riguarda i suoi due figli, Vanessa e Jordan Beljuli. Arrivati in affido dall’Albania quando avevano 11 e 9 anni, oggi sono giovani adulti inseriti nel mondo del lavoro (lei social media manager, lui nelle produzioni cinematografiche). Sebbene per loro Luciana sia sempre stata semplicemente “Lu”, il legame ha ora superato l’ultima frontiera simbolica.

«Hanno espresso il desiderio di avere il mio cognome – ha rivelato l’attrice – e stiamo aspettando che la burocrazia faccia il suo corso».

Una decisione che suggella un percorso fatto di confronto quotidiano, evolutosi nel tempo fino a raggiungere un equilibrio tra pari. «Cerco di non essere sfinente, non sempre ci riesco», ammette con la consueta autoironia, ma l’orgoglio per quell’«impresa» iniziata anni fa con l’ex compagno Davide Graziano è evidente.

Lo scontro con i generali: «Responsabile di ciò che dico, non di ciò che capisci»

Dalla tenerezza domestica alle aule di tribunale. Littizzetto ha confermato di avere una querela aperta con l’Esercito Italiano. La scintilla? Una battuta sulla scarsa attitudine degli italiani alla guerra, che un generale ha interpretato come un’offesa alla memoria dei caduti e alle loro famiglie.

La replica di “Lucianina” è una citazione di Massimo Troisi che suona come un manifesto programmatico: “Sono responsabile di ciò che dico, non di quello che capisci”. Non è la prima volta che la Difesa o l’Agcom puntano il dito contro i suoi monologhi, ma la comica resta ferma sulle sue posizioni, confortata persino da un incontro con Papa Francesco: «Gli chiesi se sarei andata all’inferno. Mi rispose: meglio comica che tragica».

Il “mea culpa”: il caso Carmen Russo

Nonostante la scorza dura, l’intervista rivela anche un lato più riflessivo e capace di ammettere l’errore. Il rimpianto più grande riguarda una battuta fatta anni fa sulla gravidanza tardiva di Carmen Russo:

«Ci rimase malissimo. Avrei potuto risparmiarmela, mi è dispiaciuto».

Un’ammissione di onestà che mostra come, dietro la maschera della comica irriverente capace di sfidare i generali, ci sia una donna che sa riconoscere quando il confine tra satira e offesa gratuita è stato superato.