“Hai vinto tu!”. Canzonissima, colpo di scena in finale

La finale di Canzonissima 2026 si è aperta sotto il segno dell’emozione e dell’attualità. Michele Bravi ha incantato la platea con Genitore 3, un inedito coraggioso che esplora con delicatezza le nuove frontiere della genitorialità. A fare da contrappunto, l’energia solare di Leo Gassmann che, con la sua Girasole, ha chiuso il cerchio delle esibizioni principali portando una ventata di leggerezza necessaria prima della tensione del verdetto.

Inizialmente, la serata sembrava aver preso una direzione precisa: mentre gli artisti si dividevano tra Servi della Gleba e Mi manchi, e i “Magnifici 7” puntavano su Margherita, è stato il pubblico da casa a dare la spinta decisiva. È stata proprio l’immortale “Margherita” a essere proclamata canzone vincitrice della puntata del 25 aprile.

La Super Finale: La sfida tra i giganti

Il vero momento spartiacque è arrivato con la sfida tra le sei canzoni vincitrici dei precedenti appuntamenti. Un “best of” che ha visto alternarsi sul palco interpretazioni magistrali:

  • Fabrizio Moro con Il mio canto libero

  • Arisa (protagonista con ben due brani) con La leva calcistica della classe ’68 e La notte

  • Vittorio Grigolo con una potente versione di Caruso

  • Leo Gassmann con l’intensa Un senso

  • Riccardo Cocciante con la freschissima vincitrice di serata, Margherita

Il ribaltone: Il fronte comune delle giurie

Quando tutto sembrava apparecchiato per il bis di Margherita, il meccanismo di voto ha innescato il colpo di scena. In una rara convergenza di opinioni, sia il gruppo degli artisti che i “Magnifici 7” hanno puntato compatti su “Il mio canto libero”.

Questa totale sintonia tra giuria tecnica e interna ha creato un volano irresistibile che ha trovato conferma definitiva nel voto dei social e nel televoto.

Il Verdetto: Vince l’emozione di Fabrizio Moro

Contro ogni pronostico della vigilia, è Fabrizio Moro a sollevare il trofeo di Canzonissima 2026. La sua versione del capolavoro di Battisti e Mogol ha convinto per la capacità di essere “personale e intensa”, trasformando un classico intoccabile in un racconto attuale e graffiante.

“In una finale giocata sul filo dell’equilibrio, è stata proprio la capacità di rendere attuale il brano a fare la differenza.”

La vittoria di Moro conferma il cuore pulsante del format: non vince solo la canzone più bella, ma l’interpretazione capace di unire generazioni diverse. Una chiusura col botto per un’edizione che ha dimostrato quanto la grande musica italiana sia ancora capace di sorprendere e unire l’intero Paese.