Caos totale alla Camera, banchi occupati, insulti e urla: il video
L’Aula della Camera si trasforma in un ring. Il Decreto Sicurezza, già sotto la lente del Quirinale per profili di incostituzionalità, ha scatenato una delle giornate più concitate della legislatura. Tra occupazioni di banchi, sospensioni dei lavori ed espulsioni, il Governo ha scelto la linea della fermata: approvare il testo così com’è, affidando a un successivo “decreto correttivo” il compito di sanare i rilievi sollevati dal Presidente Mattarella.
Bagarre in Aula: opposizioni all’attacco
Il momento di massima tensione è scattato subito dopo il voto sulle pregiudiziali. I deputati delle minoranze hanno occupato i banchi del Governo, circondando le postazioni dei ministri in segno di protesta contro il metodo e il merito del provvedimento. Il vicepresidente di turno, Fabio Rampelli, ha dovuto gestire una situazione fuori controllo: il deputato Arturo Scotto, sedutosi simbolicamente tra i banchi dell’Esecutivo, è stato richiamato all’ordine e infine espulso dall’Aula. I lavori sono stati sospesi mentre il clima si faceva incandescente, con Chiara Braga (Pd) che parlava di “gravità straordinaria” e Riccardo Magi (+Europa) a denunciare il degrado del dibattito parlamentare.
La strategia del Governo: approvare ora, correggere poi
A tentare di gettare acqua sul fuoco è stato il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale ha confermato la volontà di procedere, pur ammettendo la necessità di un intervento riparatore:
«Abbiamo preso atto di alcune sensibilità su un punto specifico della norma e ci predisponiamo ad una sua correzione».
Piantedosi ha difeso l’impianto dei rimpatri volontari assistiti, ricordando che non si tratta di “un’invenzione di questo governo”, ma di uno strumento previsto da oltre dieci anni sia a livello nazionale che europeo come alternativa civile ai rimpatri forzosi.
Il rebus Quirinale e il “no” della Ragioneria
Nonostante l’invito del Ministro, il nodo istituzionale resta intricatissimo. Dopo il confronto tra il Sottosegretario Mantovano e il Colle, la strada sembrava quella di una modifica immediata. Tuttavia, sono emersi due ostacoli insormontabili:
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I tempi tecnici: Una modifica ora farebbe decadere il decreto, che scade il 25 aprile.
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I conti pubblici: La Ragioneria dello Stato ha evidenziato la mancanza di coperture finanziarie per diverse norme del pacchetto, complicando ogni tentativo di riformulazione veloce.
Di fronte a questo stallo, la maggioranza ha scelto la via più rischiosa: approvare il testo “viziato” rischiando la mancata firma di Mattarella. «Poi vedremo se ci sono aggiustamenti tecnici», ha tagliato corto Giovanni Donzelli, blindando di fatto la versione attuale.