Acque del supermercato contaminate: attenzione a queste 6 marche

La qualità delle acque minerali vendute nei supermercati italiani torna sotto i riflettori a causa di una recente indagine che ha evidenziato la presenza di sostanze chimiche potenzialmente nocive in molte delle marche più diffuse. Un’analisi condotta da un’associazione ambientalista internazionale ha infatti rilevato tracce di acido trifluoroacetico (Tfa), un composto appartenente alla categoria dei Pfas, in sei delle otto marche di acqua minerale esaminate, suscitando preoccupazioni tra consumatori, esperti e istituzioni.
La scoperta e le conseguenze sulla salute
Lo studio, risalente a ottobre 2025, ha analizzato campioni di acqua di marchi noti come Levissima, Panna, Rocchetta, San Pellegrino, Sant’Anna e Uliveto, riscontrando livelli di Tfa variabili tra 70 e 700 ng/L. In particolare, Panna ha registrato il valore più alto, pari a 700 ng/L, mentre Ferrarelle e San Benedetto risultavano prive di tracce di questa sostanza, con valori inferiori a 50 ng/L. La presenza di Tfa è motivo di crescente preoccupazione, poiché questa molecola deriva dalla trasformazione di altri Pfas, sostanze chimiche note per la loro elevata persistenza ambientale e potenziale nocività.

L’acido trifluoroacetico, classificato come “tossico per la riproduzione” e “altamente persistente” dalle autorità tedesche, tende ad accumularsi nell’ambiente e negli organismi viventi, rappresentando un rischio non trascurabile per la salute umana nel lungo termine. Studi scientifici hanno già evidenziato effetti nocivi di queste sostanze, che si accumulano nel corpo e possono compromettere vari sistemi.
Reazioni istituzionali e normative
L’onda di allerta ha portato le autorità europee e italiane a intervenire. Dal 12 gennaio 2026 sono entrate in vigore le nuove norme europee sui limiti di Pfas nelle acque potabili, che prevedono soglie più restrittive e obblighi di monitoraggio uniformi in tutti gli Stati membri. L’Italia, per consentire un adeguamento più efficace, ha ottenuto una proroga di sei mesi, con piena applicazione prevista a luglio 2026.
In Parlamento, deputati come Ilaria Fontana del Movimento 5 Stelle hanno sottolineato l’urgenza di intervenire: “I dati diffusi sono allarmanti. Parliamo di sostanze che si accumulano nel corpo e nell’ambiente. È indispensabile agire con urgenza per tutelare la salute pubblica”. Le associazioni dei consumatori e le organizzazioni ambientaliste chiedono un rafforzamento dei controlli lungo tutta la filiera dell’acqua minerale e limiti più stringenti per le sostanze Pfas nelle acque potabili.

Una questione internazionale
Il problema non riguarda esclusivamente l’Italia, ma interessa anche altri Paesi europei, evidenziando la necessità di un’azione coordinata a livello internazionale. La presenza di Pfas nelle acque minerali e negli ecosistemi sta diventando un tema centrale nel dibattito sulla salute pubblica e sulla tutela ambientale.