“Stasi scagionato”. Garlasco, la notizia è appena arrivata: cosa sta succedendo

Per anni una delle vicende giudiziarie più discusse d’Italia è sembrata ormai chiusa definitivamente. Una sentenza irrevocabile, una ricostruzione consolidata e un colpevole individuato avevano apparentemente messo fine a dubbi e interrogativi. Eppure, col passare del tempo, attorno a quel caso hanno continuato ad accumularsi ombre, perplessità e dettagli mai del tutto chiariti che oggi stanno tornando con forza al centro dell’attenzione investigativa.
Negli ultimi mesi il lavoro degli inquirenti avrebbe aperto scenari completamente nuovi, riportando sotto la lente vecchi elementi rimasti per anni sullo sfondo. Quello che inizialmente sembrava soltanto un approfondimento marginale si starebbe trasformando invece in una revisione molto più ampia e delicata, capace di mettere in discussione alcune delle convinzioni che avevano accompagnato il procedimento giudiziario sin dall’inizio.
Le nuove verifiche si starebbero concentrando non soltanto su possibili responsabilità alternative, ma anche sul modo in cui vennero gestite alcune fasi decisive delle indagini originarie. Secondo quanto emergerebbe dagli ultimi atti, diversi aspetti sarebbero stati trascurati o interpretati in maniera discutibile, alimentando oggi sospetti e tensioni sempre più forti tra investigatori, consulenti e magistrati.
A colpire gli osservatori è soprattutto il tono estremamente duro contenuto nelle nuove relazioni investigative. Gli inquirenti parlerebbero infatti di errori, omissioni e valutazioni considerate poco coerenti, elementi che starebbero contribuendo ad alimentare un acceso scontro attorno a una delle inchieste più controverse degli ultimi vent’anni. Una situazione che rischia ora di avere conseguenze pesantissime sul piano giudiziario.
Il quadro che emerge dalle nuove informative descrive dunque una vicenda ancora lontana dall’essere definitivamente chiusa. Anzi, ogni nuovo dettaglio sembra aprire ulteriori interrogativi su ciò che accadde realmente e soprattutto su come vennero condotte le indagini che portarono alla storica condanna. In seconda pagina tutti i dettagli di un caso che continua a riservare clamorosi colpi di scena.
Il caso è quello del delitto di Garlasco e delle nuove informative depositate dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano nell’ambito dell’inchiesta che oggi vede Andrea Sempio nuovamente indagato per l’omicidio di Chiara Poggi. Nei documenti firmati dal colonnello Antonio Coppola emergono critiche molto pesanti contro le indagini che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015.
Secondo i militari milanesi, già tra il 2016 e il 2017 sarebbero emersi elementi investigativi sufficienti per approfondire seriamente la posizione di Andrea Sempio, ma quelle piste sarebbero state sostanzialmente fermate dalla Procura di Pavia guidata all’epoca dal procuratore Mario Venditti. Nell’informativa si parla apertamente di “totale assenza di visione investigativa” e vengono evidenziati presunti “contatti assolutamente anomali, irrituali e illogici” tra Sempio e il maresciallo Sapone, figura ritenuta molto vicina agli uffici giudiziari di allora.
Le nuove carte contestano anche il modo in cui sarebbero stati gestiti alcuni approfondimenti successivi. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, nel 2020 gli investigatori avrebbero chiesto di acquisire integralmente i vecchi fascicoli relativi alle prime verifiche su Sempio, ma tale richiesta non avrebbe mai ricevuto risposta. I militari accusano inoltre la Procura dell’epoca di aver utilizzato alcuni elementi investigativi “decontestualizzandoli” per impedire ulteriori sviluppi sull’altra pista.
Durissime anche le considerazioni sugli elementi che portarono alla condanna definitiva di Alberto Stasi. Nell’informativa vengono contestate diverse consulenze tecniche considerate centrali nei processi, con riferimenti a “imprecisioni, inesattezze e falsità” in alcune analisi scientifiche. Gli investigatori rimettono inoltre in discussione la teoria dello scambio dei pedali della bicicletta, definita poco credibile e compatibile soltanto con comportamenti “degni di personaggi fumettistici”. Viene criticata anche la ricostruzione secondo cui Stasi non avrebbe potuto evitare di sporcarsi di sangue sulla scena del delitto.
Uno degli aspetti più rilevanti riguarda infine il presunto movente attribuito ad Alberto Stasi. All’epoca dell’inchiesta la Procura sostenne che Chiara Poggi fosse turbata dalla passione del fidanzato per i video pornografici. Le nuove analisi dei carabinieri ribaltano però completamente questo scenario: secondo gli investigatori, le chat e i messaggi tra Chiara e Alberto mostrerebbero un rapporto caratterizzato da “tenerezza, timidezza e confidenza”, senza tracce di conflitti legati a quel tema. Elementi che, secondo la nuova inchiesta, contribuirebbero a mettere ulteriormente in discussione l’intero impianto accusatorio che aveva portato alla condanna definitiva di Alberto Stasi per il delitto di Garlasco.


