“Così ha agito Sempio”. Garlasco, la scoperta grazie all’avatar: “Cos’è successo davvero”

L’indagine sul delitto di Chiara Poggi si arricchisce di elementi innovativi che potrebbero cambiare radicalmente l’orientamento delle accuse nei confronti di Andrea Sempio. La Procura di Pavia, ormai prossima alla richiesta di rinvio a giudizio, ha ottenuto nuovi riscontri tecnici grazie a una sofisticata ricostruzione digitale tridimensionale dell’omicidio.

Il cuore della nuova analisi riguarda l’impronta palmare nota come traccia 33, rinvenuta sul muro della scala che conduce alla cantina dove fu scoperto il corpo di Chiara Poggi. Questa traccia, finora al centro di numerose controversie, rappresenta uno degli elementi più discussi dell’intera indagine. La ricostruzione digitale, sviluppata dall’ingegnere Simone Tiddia, ha prodotto un avatar tridimensionale di Andrea Sempio, collocato virtualmente sulla scena del crimine.

Secondo la consulenza, il modello 3D ha fornito “riscontri compatibili” tra la posizione dei piedi di Sempio sul primo gradino della scala e il possibile contatto della mano destra con il muro dove è stata trovata l’impronta palmare. Gli esperti sostengono che anche la conformazione della mano dell’avatar presenta caratteristiche dimensionali compatibili con la traccia evidenziata tramite reagenti dattiloscopici, rafforzando così l’ipotesi che l’impronta 33 possa appartenere proprio all’indagato.

La compatibilità tra la mano di Sempio e l’impronta viene sostenuta attraverso un confronto dettagliato: secondo i consulenti della Procura, la traccia coinciderebbe “per 15 minuzie” con il palmo dell’indagato, mentre la difesa contesta questa tesi, sostenendo che i punti di corrispondenza sarebbero soltanto cinque, un numero ritenuto insufficiente per attribuire con certezza l’impronta.

La ricostruzione tecnica si collega anche all’analisi della scena del crimine condotta dal Ris di Cagliari. Sul cosiddetto “scalino 0” sono state rinvenute impronte di scarpe lasciate da materiale ematico, interpretate dagli investigatori come possibili tracce di un’osservazione del corpo di Chiara Poggi dopo l’aggressione.

Secondo la ricostruzione della Procura, dalla posizione individuata sul primo gradino sarebbe stato possibile raggiungere facilmente il punto in cui si trova l’impronta 33, senza dover scendere completamente le scale. Questa dinamica sarebbe compatibile con un movimento naturale di appoggio durante la discesa o con un tentativo di sporgersi verso la cantina, ipotesi che rafforzerebbe l’ipotesi di coinvolgimento di Sempio in quei momenti.

Per la realizzazione dell’avatar digitale, Andrea Sempio è stato convocato il 24 ottobre 2025 presso l’Istituto di medicina legale di Milano. Qui, l’ingegnere Simone Tiddia e l’anatomopatologa Cristina Cattaneo hanno effettuato rilievi antropometrici e rilievi tridimensionali durati circa tre ore, necessari per creare una replica digitale precisa del corpo dell’indagato.

Gli esperti precisano che il passare del tempo rappresenta l’unico limite di questa analisi: Sempio, infatti, aveva 19 anni al momento dell’omicidio e 37 al momento delle misurazioni. Tuttavia, la Procura ritiene la consulenza pienamente attendibile, considerando che il modello digitale rappresenta un elemento fondamentale nel quadro accusatorio.

L’avatar 3D rappresenta soltanto una delle nove analisi tecniche disposte dagli investigatori, che stanno approfondendo anche il DNA sotto le unghie di Chiara Poggi, le impronte repertate nella villetta e il possibile ruolo di video intimi conservati sul computer della vittima.

Resta alta l’attenzione sull’inchiesta, che continua a evolversi grazie a meticolosi approfondimenti tecnici e scientifici, e che potrebbe presto portare a un nuovo capitolo nel caso di uno dei delitti più discussi degli ultimi anni nel Nord Italia.