Una riforma attesissima, la riforma Schillaci, una di quelle che, per davvero, stanno facendo rumore, in quanto apporta delle significative modifiche rispetto al passato .
Il cuore della stessa si fonda sull’introduzione di un sistema a doppio canale per la medicina generale. Da un lato resta la convenzione, riformata e potenziata; dall’altro prende forma una nuova possibilità di rapporto di dipendenza per i medici impegnati nelle strutture territoriali più organizzate. Un equilibrio delicato, pensato per non cancellare il modello esistente ma per affiancargli una nuova struttura operativa.La convenzione non scompare, ma cambia profondamente natura. Il medico di famiglia rimane titolare del rapporto fiduciario con il paziente, ma viene inserito in una rete di obblighi più strutturata. Partecipazione alle Case della Comunità, uso di sistemi digitali integrati, presa in carico dei pazienti cronici e collaborazione con équipe multidisciplinari diventano elementi centrali dell’attività quotidiana.
Una delle novità più discusse riguarda la pediatria, con l’ipotesi di estendere l’assistenza fino ai 18 anni. Una misura che avrebbe impatti organizzativi ed economici rilevanti, ma che viene giustificata con l’obiettivo di garantire continuità assistenziale in un periodo di transizione delicato per i giovani pazienti. La proposta, però, apre interrogativi sulla sostenibilità del sistema.
Parallelamente, la riforma introduce una nuova idea di presenza del medico sul territorio. Non più solo studio e visite ambulatoriali, ma una partecipazione strutturata alle attività delle Case della Comunità, considerate il perno della futura assistenza primaria. Qui si concentra la parte più innovativa — e controversa — del progetto.
Infine, il testo disegna un cronoprogramma serrato: formazione universitaria rafforzata, ridefinizione dei contratti, nuove regole di accesso e un periodo transitorio in cui i professionisti dovranno scegliere tra convenzione e dipendenza. Un passaggio che segna una svolta senza precedenti nel modello italiano di medicina territoriale. La riforma, ancora in fase di definizione, apre quindi uno scenario complesso: modernizzazione del sistema o rottura di un equilibrio storico? La risposta, per ora, resta sospesa tra le righe del testo normativo e le reazioni sempre più accese delle categorie coinvolte.


