Bufera alla Camera durante l’inno di Mameli: Bonelli perde la testa, caos totale

ROMA – L’approvazione definitiva del Dl Sicurezza alla Camera dei deputati non è stata solo una formalità legislativa, ma si è trasformata in un acceso corpo a corpo simbolico. Mentre il provvedimento otteneva il via libera finale, l’Aula di Montecitorio è diventata il teatro di una spaccatura profonda, culminata in un insolito duello musicale e in un caso politico che ha coinvolto direttamente il vicepremier Matteo Salvini.

La protesta: la Costituzione contro il decreto

I segnali di tensione sono apparsi chiari poco prima del voto. I banchi delle opposizioni si sono riempiti di cartelli con un messaggio inequivocabile: “La nostra sicurezza è la Costituzione”. Una contestazione frontale all’impianto del testo, accusato dalle minoranze di comprimere i diritti civili in nome di un controllo del territorio considerato eccessivo.

La reazione della maggioranza non si è fatta attendere, trasformando la seduta in un crescendo di cori e contro-cori che ha paralizzato per diversi minuti l’attività parlamentare.

Il duello dei simboli: “Bella Ciao” contro l’Inno di Mameli

Il momento di massima frizione si è raggiunto quando dai gruppi del centrosinistra si è levato il canto di “Bella Ciao”. La risposta del centrodestra è stata immediata e corale: i deputati di Fratelli d’Italia hanno intonato il Canto degli Italiani, coinvolgendo progressivamente quasi tutto l’emiciclo nell’esecuzione dell’Inno nazionale.

In questo scenario di forte impatto emotivo, il confronto politico si è spostato dal merito delle norme a una battaglia di identità, con l’Aula divisa tra canti partigiani e orgoglio nazionale.

Il caso Salvini: seduto durante l’inno

Al centro delle polemiche post-voto è finita la figura di Matteo Salvini. Mentre gran parte dei ministri e dei deputati si alzava in piedi per onorare l’inno, il leader della Lega è rimasto seduto insieme ai rappresentanti del suo partito.

Il gesto è stato immediatamente stigmatizzato dalle opposizioni, che hanno accusato Salvini di incoerenza:

  • Le critiche: «Com’è possibile invocare quotidianamente i simboli nazionali e poi restare seduti durante l’Inno di Mameli?», è stato il coro unanime delle minoranze.

  • La replica: Al termine della seduta, Salvini ha provato a smorzare i toni. «Rispetto l’inno, ma l’Aula non deve essere un terreno di rappresentazione politica», ha dichiarato ai cronisti, ribadendo che il Dl Sicurezza avrebbe meritato un confronto sui contenuti piuttosto che sui gesti simbolici.