“Una camicia di forza”. Meloni, la tagliola dell’Europa sulle elezioni: cosa succede

ROMA – Il governo guidato da Giorgia Meloni entra in una fase politica cruciale, ma con le mani legate. Il vincolo dei conti pubblici è diventato una vera e propria “camicia di forza” che condiziona ogni mossa di Palazzo Chigi. Secondo gli ultimi dati Eurostat, l’Italia ha chiuso il 2025 con un deficit al 3,1% del Pil, superando, seppur di poco, il tetto fissato dai parametri europei. Uno sforamento che ha fatto scattare la procedura per disavanzo eccessivo, trasformando Bruxelles in un “arbitro” severo.

Il ritorno del rigore e la metafora di Giorgetti

Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti è stato chiaro: «L’arbitro ha deciso per il rigore». La procedura di controllo attivata dall’Unione Europea implica un monitoraggio costante e impone una traiettoria di rientro obbligata. Questo scenario riduce drasticamente la capacità dell’esecutivo di varare misure espansive, proprio quando il sostegno a famiglie e imprese sarebbe più necessario.

Tra crisi energetica e instabilità internazionale

Il quadro è aggravato da fattori esterni che sfuggono al controllo nazionale:

  • Tensioni in Medio Oriente: L’instabilità nell’area continua a spingere i prezzi energetici.

  • Caro Petrolio: L’aumento dei costi del greggio rallenta la crescita economica e aumenta l’inflazione.

  • Spesa obbligata: Le misure per calmierare le bollette, seppur necessarie per evitare il collasso dei consumi, pesano come macigni sul deficit nazionale.

Nonostante le richieste italiane per una maggiore flessibilità, Bruxelles ha concesso solo aperture parziali, confermando l’indisponibilità a una sospensione generalizzata delle regole fiscali.

La “tagliola” del debito: l’Italia maglia nera d’Europa

Il dato più allarmante riguarda il debito pubblico. L’Italia si avvia a diventare il Paese più indebitato dell’UE, con un rapporto debito/Pil stimato intorno al 138%. Questa cifra rappresenta una minaccia costante, non solo per i rapporti diplomatici con la Commissione Europea, ma anche per la fiducia dei mercati finanziari, sensibili a ogni oscillazione dello spread.

Verso il 2027: il nodo del consenso

La vera sfida per Giorgia Meloni si gioca sul fronte interno in vista delle elezioni del 2027. Tradizionalmente, gli anni pre-elettorali sono caratterizzati da manovre economiche generose per consolidare il consenso. Tuttavia, l’attuale “camicia di forza” fiscale rende quasi impossibile l’adozione di “bonus” o riforme strutturali costose (come la riduzione del cuneo fiscale o la riforma delle pensioni).

La decisione di non attivare clausole di deroga per la spesa militare, ad esempio, mostra la volontà del governo di non irritare Bruxelles, ma priva l’esecutivo di strumenti chiave per stimolare l’industria nazionale. In questo vicolo cieco tra rigore europeo e pressione interna, si giocherà il futuro della legislatura.