Guerra in Iran, lo Stretto torna a chiudersi, traffico completamente fermo. Trump: “Teheran ha violato cessate il fuoco”. Colloqui in Pakistan da martedì

Mentre Donald Trump annuncia un accordo imminente in Pakistan, lo Stretto resta bloccato e le tensioni militari raggiungono il picco. JD Vance guiderà la delegazione USA, ma Teheran frena: “Nessun dialogo sotto assedio navale”.
La crisi tra Iran e Stati Uniti attraversa le sue ore più drammatiche, oscillando pericolosamente tra la promessa di una “pace veloce” e lo spettro di un conflitto regionale senza precedenti. Al centro di questo scontro non ci sono solo i missili, ma il controllo del cuore energetico del mondo: lo Stretto di Hormuz.
Il paradosso di Islamabad: diplomazia in corsa e veti incrociati
Nelle ultime ore, la Casa Bianca ha impresso un’accelerazione diplomatica senza precedenti. Il Presidente Trump ha annunciato che martedì inizierà in Pakistan un nuovo round di colloqui, definendo l’accordo “già pronto” e ventilando la possibilità di una firma storica a Islamabad. A guidare la delegazione americana sarà il vicepresidente JD Vance, affiancato da figure chiave come Jared Kushner.
Tuttavia, da Teheran arrivano segnali di gelo. Nonostante la CNN confermi la presenza del ministro degli Esteri Araghchi, l’agenzia Tasnim rilancia la linea dura del regime: nessun colloquio finché resterà in vigore il blocco navale statunitense. Per l’Iran, la pressione militare del Centcom — che rivendica il totale stop al commercio marittimo iraniano — è un ostacolo insormontabile alla diplomazia.
Scacco matto allo Stretto: traffico fermo e accuse di violazione
Sul terreno, la situazione è ai limiti della rottura. Trump ha accusato apertamente Teheran di aver violato il cessate il fuoco sparando contro navi commerciali francesi e britanniche. Il risultato è paralizzante:
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Traffico azzerato: Secondo i dati di Marine Traffic, il transito nello Stretto è completamente fermo; le imbarcazioni fuggono verso il Golfo di Oman per evitare il fuoco incrociato.
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Danno economico: Trump stima perdite per l’Iran pari a 500 milioni di dollari al giorno, una guerra d’attrito finanziaria volta a portare il regime alla resa.
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Resilienza militare: Nonostante i raid, l’intelligence USA avverte che l’Iran conserva ancora il 70% del suo arsenale missilistico, confermando che la Repubblica Islamica è tutt’altro che disarmata.
La guerra dei simboli e il fronte interno
Il confronto si è spostato prepotentemente anche sul piano della propaganda. Trump ha iniziato a diffondere video di cittadini iraniani che esprimono sostegno agli Stati Uniti, un chiaro tentativo di scuotere la stabilità interna di Teheran sotto lo slogan “Il meglio deve ancora venire”.
Parallelamente, si apre un fronte polemico a Washington. Kamala Harris ha attaccato duramente il Presidente, sostenendo che Trump si stia lasciando trascinare in una guerra non voluta dal popolo americano per assecondare la linea di Israele, definito invece da Trump un alleato “coraggioso e intelligente”.
L’allargamento del conflitto: il dramma Unifil
Mentre gli occhi sono puntati sul Golfo, il Libano torna a sanguinare. La morte di un soldato francese della missione Unifil ha scatenato la condanna unanime della comunità internazionale. Il segretario dell’Onu Guterres e il Presidente italiano Sergio Mattarella hanno definito l’attacco “inammissibile”, sottolineando come la crisi stia ormai travolgendo anche le forze di pace internazionali.