“Un giudice che sbaglia deve pagare”: la battaglia del padre di Silvia per giustizia e verità
Non si arrende il padre di Silvia, la giovane al centro di una vicenda giudiziaria che ha lasciato ferite profonde nella sua famiglia. Dopo anni di silenzi e sentenze contestate, l’uomo porta avanti una battaglia civile e morale, chiedendo non soltanto un risarcimento economico, ma soprattutto giustizia per sua figlia.
«Fabrizio, che gli è sempre stato vicino —. Mio fratello ha ricevuto una serie di coltellate dalla giustizia. È inaccettabile», afferma con amarezza. Il riferimento è a un sistema che, a suo dire, ha fallito nel proteggere e nel giudicare con equità. Da qui nasce l’appello che punta il dito contro una certa impunità istituzionale: «Un giudice che sbaglia deve pagare. È un cittadino come tutti».
Il padre: “Dei soldi mi interessa poco”
Non è la rabbia, ma la determinazione a guidarlo. Il suo obiettivo non sono i soldi, ma una chiusura definitiva di una vicenda che continua a pesare come un macigno: «Dei soldi mi interessa poco. Chiediamo solo di chiudere per sempre questa storia, per noi e per la memoria di Silvia».
Un messaggio forte, che riporta al centro il diritto alla verità e la responsabilità delle istituzioni. Un padre che, nel dolore, continua a chiedere ciò che spetta a ogni cittadino: rispetto, ascolto e giustizia.