Paolo Crepet su violenze e disagio giovanile a Rovigo: “Non è più solo una questione sociale”

Negli ultimi mesi, Rovigo e la sua provincia sono stati teatro di episodi di violenza e degrado che hanno scosso la comunità locale. Risse, accoltellamenti e casi di stupri hanno alimentato un clima di tensione e preoccupazione tra i cittadini, che spesso si sono trovati a commentare amareggiati: “Non sembra nemmeno più Rovigo”. A offrire una chiave di lettura lucida e approfondita di questa difficile realtà è intervenuto il noto psichiatra e sociologo Paolo Crepet, che ha analizzato il fenomeno con parole dure ma sincere.

Rovigo come specchio di un disagio più ampio

Intervistato da Il Gazzettino, Crepet ha sottolineato come Rovigo non sia un caso isolato, ma rappresenti un riflesso di un mondo frustrato e in crisi. “Chi pensa che Rovigo sia un’isola felice vive su Marte”, ha affermato, evidenziando come in molte piazze d’Italia si registrino comportamenti simili: consumo di droghe, risse e violenza. “Rovigo non fa eccezione”, ha ribadito.

Le radici del problema: la seconda generazione di immigrati

Il sociologo ha approfondito le cause sociali di questa escalation di violenza, puntando il dito sulla condizione della seconda generazione di immigrati. “I padri venivano qui per lavorare e costruirsi un futuro. I figli, invece, spesso non hanno più obiettivi. Se manca il lavoro, se manca un ruolo, resta solo il disagio. E il disagio esplode”, ha spiegato.

Il fenomeno dei coltelli e il coinvolgimento dei giovani

Crepet ha chiarito che l’uso di coltelli e la violenza tra i giovani non sono fenomeni nuovi, ma si sono semplicemente manifestati più chiaramente in questi ultimi tempi. “Anni fa a Firenze giravano coltelli, anche a Rovigo. Solo che ora ne prendiamo coscienza. Spaccio e consumo di droga coinvolgono sempre più ragazzi, ed è una tendenza che si sta consolidando”, ha affermato.

Disagio culturale e non solo economico

Il sociologo ha inoltre evidenziato come il disagio non sia solo di natura economica, ma anche culturale. “Anche ad Albarella, località per benestanti, ci sono stati accoltellamenti. Il problema è più profondo, riguarda il vuoto culturale e sociale”, ha detto.

La musica trap e l’influenza sui giovani

Tra le cause culturali, Crepet ha criticato la musica trap, spesso accusata di alimentare un senso di fallimento tra i giovani. “I trapper parlano di soldi, auto, orologi, ma non di amore o speranza. Chi non può permettersi quella vita si sente fallito e può reagire con violenza. Non è musica, è rumore tossico”, ha commentato.

L’adolescenza allungata e la responsabilità degli adulti

Il sociologo ha anche affrontato il tema dell’età adulta e della responsabilità genitoriale. “Se a 14 anni si può tornare a casa alle 4 del mattino, allora perché non si può firmare un contratto? Abbiamo allungato l’adolescenza e cancellato l’età adulta. È un errore”, ha detto.

Il futuro e il ruolo dell’intelligenza artificiale

Guardando avanti, Crepet si mostra preoccupato per l’impatto dell’intelligenza artificiale sul mondo del lavoro e sulla creatività. “L’AI distruggerà mestieri creativi come scrittori e musicisti, generando altra frustrazione e rabbia”, ha avvertito.

L’importanza della cultura e della socialità

Per invertire questa tendenza, Crepet suggerisce un investimento nella cultura e nei luoghi di socializzazione. “A Rovigo servono librerie, teatri, cinema, spazi dove creare relazioni sane. Il disagio nasce dal vuoto. Se manca la socialità, restano solo locali, alcol e risse condivise sui social”, ha spiegato.

L’appello agli adulti: responsabilità e maturità

Infine, l’appello più importante è rivolto agli adulti: “Costruite una città migliore, con fatica. Smettiamola con mamme e papà che fanno a gara con i figli a chi è più adolescente. Piuttosto, impariamo a essere adulti”.