MATTEO MESSINA DENARO, LA RIVELAZIONE CHOC DAGLI APPUNTI
Matteo Messina Denaro. Il suo nome, ricercato per trenta lunghi anni, è di colpo finito sulle prime pagine di tutti i quotidiani e siti internet. Era la notizia che si attendeva da più di un quarto di secolo, quella del suo arresto.
Il padrino di Castelvetrano, oggi 60enne e gravemente malato di tumore al colon con mestatasi al fegato, è finito in manette durante un blitz nella clinica La Maddalena.
Nella famosa clinica palermitana si era recato per sottoporsi ad una seduta di chemioterapia ma ha subito intuito che per lui, stavolta, “era finita”, che non c’erano possibilità di fuga.
Tutta l’area presidiata, i plausi dei passanti per i carabinieri del Ros, nessuna sirena spiegata. Tutto è avvenuto silenziosamente, e nel silenzio di coloro che, per decenni, hanno coperto il boss.
Mentre è al 41 bis nel carcere de l’Aquila, gli inquirenti sono alacremente al lavoro. Ore concitate, queste, per reperire il maggior numero di reperti e informazioni possibili all’interno dei covi nei quali ha trascorso un’esistenza “normale”, come i suoi vicini hanno riferito.
Un covo, quello in cui il superlatitante si è nascosto nell’ultimo periodo della sua latitanza, situato a vicolo San Vito, dunque in pieno centro di Campobello di Mazara, potrebbe offrire a chi si sta occupando doviziosamente di ogni possibile traccia utile a ricostruire i segreti del capo mafia del Trapanese, tra i più alti esponenti di Cosa Nostra. Secondo gli investigatori e secondo i vicini intervistati dalla stampa, qui il boss avrebbe condotto una vita normale.
Tra le tante cose ritrovate dai carabinieri del Ros, un’ agendina bordeaux, ma anche, come scrive il Messaggero, preservativi, molte pastiglie di Viagra, indice di rapporti frequenti con le donne, ma anche segni dell’età che avanza e della malattia. Non un covo nascosto, dunque, come si poteva ipotizzare, ma situato a pochi metri da un supermercato, nello stesso stabile di una grande rivendita di saponi e profumi, di fronte a un distributore di benzina e a un negozio di abbigliamento.
La casa- covo, in cui Matteo Messina Denaro ha vissuto il suo ultimo periodo da latitante (poi non così tanto nascosto), appartiene formalmente ad Andrea Bonafede, il geometra che aveva ceduto l’identità al boss. Ricordiamo che, proprio col falsonome di Andrea Bonafede, il capo di Cosa Nostra si è presentato in clinica per la chemioterapia. Il covo è stato acquistato, sei mesi prima, con i soldi del boss, per quindicimila euro.
Questo il prezzo da pagare per provare, ancora una volta, a sfuggire alla giustizia, sperando di poter morire in libertà, sottraendosi al carcere come ha fatto per 30 lunghi anni, ossia per metà vita. Di sicuro, da quanto è stato sequestrato e che verrà attentamente vagliato, è più che evidente una sola paura di Matteo Messina Denaro: quella della morte.
Sapeva che il suo tumore aggressivo non gli avrebbe lasciato troppi anni, ma quella stessa paura lo ha spinto a rischiare, recandosi alla Maddalena per la chemioterapia. Ecco cosa un boss teme; l’unica cosa che teme: la morte. E questa mossa fin troppo azzardata lo ha portato dritto all’arresto; in un giorno qualunque.